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La varietà del tipo di pelo nel Cane Sanbernardo

Dovrebbe essere ormai noto a tutti che il cane di San Bernardo si presenta con due distinte tipologie di pelo, definite con i termini di "pelo lungo" e "pelo corto"
Per entrambe le due tipologie, la tessitura del mantello deve essere costituita da un abbondante e soffice sottopelo, sovrastato da peli più lunghi e grossi. I mantelli devono presentarsi folti, specie nella stagione fredda e produrre da due o più ricambi completi annuali: in genere si osservano due sole mute nei maschi e qualche muta in più nelle femmine, a seconda del loro ciclo riproduttivo.
La differenza tra il tipo "a pelo lungo" e quello "a pelo corto" sta essenzialmente nella lunghezza del pelo stesso che può variare secondo le zone del corpo prese in considerazione. In genere si definisce "a pelo lungo" un cane San Bernardo il cui mantello presenta un pelo di lunghezza maggiore a circa: cm. 5 sulla groppa, cm. 3 sul costato, cm. 6 sul collare, cm. 7 sulla coda.

Le origini
La razza, alle sue origini, si presentava solo nella varietà a pelo corto (stockhaar / smooth coat). I testi storici riportano che tra il 1815 e il 1825, la maggior parte dei cani dell'Ospizio, vennero decimati da inverni con clima estremamente rigido. Proprio in seguito a quell'evenienza, negli anni subito successivi, fu deciso di incrociare i pochi San Bernardo a pelo corto superstiti, con alcuni esemplari di cani Terranova. Attorno al 1830 presso l'Ospizio del Gran San Bernardo, s'iniziarono così a vedere i primi cani con mantelli a pelo lungo, chiamati originariamente a "pelo duro" (rough coat). Il primo standard di razza pubblicato circa 50 anni dopo, definirà il pelo lungo come "pelo medio" e non propriamente "lungo" come quello che possiamo vedere nel Terranova di oggi.
Ma il mantello a pelo lungo si rivelò subito poco funzionale per il lavoro sulla neve, rappresentando un facile appiglio per il ghiaccio. Per questo motivo i cani a pelo lungo furono in seguito scartati dal programma d'allevamento dei monaci, malgrado questa nuova tipologia iniziasse a riscuotere un grande successo tra gli estimatori della razza lontano dalla sua zona d'origine.
Nei primi anni del 1800, grande attenzione fu rivolta dai monaci anche alla selezione dei colori dei mantelli ed alla disposizione delle macchie (marcature), elementi questi che vennero trattati in modo ampio e dettagliato pure nello Standard di razza.

La distribuzione delle macchie (marcature)
I criteri seguiti per selezionare le marcature e i colori furono ispirati curiosamente agli indumenti sacri indossati dai monaci stessi durante le cerimonie religiose. E così riportiamo che:
- la lunga toga dei religiosi voleva corrispondere nel cane al tratto di mantello bianco che va dalla gola fino ai piedi coprendo il petto;
- la stola, come il candido collare del cane, chiamato proprio per questa assonanza "collare benedettino" (dal nome dei frati più famosi).
- la mitra, come il punto scuro circondato dal bianco, sulla sommità del cranio, prima della cresta occipitale.
- la casula scura starebbe, invece, per il dorso del cane dal simil colore mogano-rossiccio.
Il cane di San Bernardo è classificato nello Standard Ufficiale con tre distinti tipi di mantello, riguardo alla disposizione dei colori:
1) A sella completa, quando il mantello si presenta completamente colorato sulla maggior parte del corpo (schiena e fianchi), non contaminato nemmeno da piccole parti bianche, eccetto le su menzionate marcature.
2) A sella frastagliata, con le parti scure del dorso venate abbastanza uniformemente di bianco.
3) A mantello macchiato, con macchie di colore scuro su sfondo prevalentemente bianco.
Tutte queste disposizioni di colore sono di uguale valore, inoltre bisogna ricordare che è praticamente impossibile trovare due cani San Bernardo "macchiati" nello stesso modo, e questo rappresenta un elemento di ulteriore pregio.
I difetti nella colorazione del mantello, detti anche "da squalifica", sono considerati il mantello interamente bianco, interamente rossiccio, oppure di più colori, diversi da questi due.

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Altri difetti, valutati caso per caso secondo il grado di gravità, sono rappresentati dalle eccessive picchettature scure sulle parti bianche o dal pelo eccessivamente riccio e crespo. Il mantello della varietà a pelo lungo dovrebbe presentarsi perfettamente liscio o, al massimo, appena ondulato sulla groppa. Un mantello completamente ondulato è considerato sgradevole. Altro difetto, alquanto diffuso, è da considerarsi il pelo che spunta in modo abbondante tra gli spazi interdigitali dei piedi.
Le macchie di colore non sono distribuite simmetricamente sul tronco e talvolta nemmeno sulla testa e sul muso.
Ma vi sono punti ove il colore è particolarmente desiderato come, ad esempio, nelle zampe posteriori, scendendo fino al garretto in modo abbastanza simmetrico su ciascuna zampa.
Se le zampe posteriori sono colorate in modo asimmetrico, possono dare l'impressione di un passo scorretto durante il movimento. Infine, altre marcature obbligatorie, la cui assenza penalizza fortemente il soggetto, sono la banda bianca sulla fronte e sulla nuca, la canna nasale bianca, il petto bianco, i piedi bianchi, l'estremità della coda bianca.
La mascherina nera, meglio ancora se simmetrica, attorno agli occhi, non è obbligatoria ma come cita lo Standard Ufficiale, desiderata, alla pari del collare bianco.

Il colore del mantello
La gamma dei colori permessi dallo Standard è abbastanza ampia. Essa può variare dal giallo tenue ed arrivare fino al mogano scuro, passando attraverso varie gradazioni di arancio e rosso. Nel passato i mantelli bianchi o molto chiari furono scartati dalla selezione.

Il mantello e la genetica
Nel San Bernardo la varietà a pelo corto è geneticamente dominante, mentre la varietà a pelo lungo è geneticamente recessiva.
In parole semplici, significa che, incrociando le due varietà, tende a prevalere, nel corso del tempo, il pelo corto. Anche i monaci dell'Ospizio si accorsero ben presto di questo e, grazie anche alle loro elementari conoscenze di genetica, cercarono di introdurre a più riprese nella selezione, esemplari a pelo lungo in modo da fissare il più possibile tale caratteristica..
Queste considerazioni possono essere meglio spiegate dalla genetica di base Mendelliana.
Ecco un esempio:
Se uno dei genitori è a pelo corto, mentre l'altro è a pelo lungo, la prima cucciolata sarà formata dal 100% di portatori del carattere “pelo lungo”, ma tutti i cuccioli dovrebbero presentarsi con il mantello a pelo corto.
Solo in cucciolate derivanti da soggetti che portano nel loro patrimonio genetico il gene del pelo lungo, ed almeno uno dei due genitori sia a pelo lungo, dovrebbero nascere circa il 50% dei cuccioli a pelo lungo. Genitori a pelo lungo non possono produrre cuccioli a pelo corto, ma genitori, entrambi a pelo corto, possono invece produrre figli a pelo lungo.
Riguardo alla trasmissibilità delle marcature (o disposizione delle macchie) non vi sono chiare e controllabili influenze genetiche: mantelli interi possono generare mantelli interi ma anche frastagliati o macchiati, e viceversa.
Anche le marcature desiderate dallrebeccao Standard, come la mascherina nera attorno agli occhi, sembrano avere scarse basi genetiche. Infatti, genitori con maschere perfettamente simmetriche possono produrre figli con mezze-maschere o perfino con maschere totalmente assenti.
In ogni caso, è ragionevole asserire che l'utilizzo di riproduttori con maschere non corrette può aumentare l'incidenza di cuccioli “mezzi mascherati” o mal mascherati, in seconda o successive generazioni.
Il colore del mantello è geneticamente molto influenzabile e, pertanto, risulta semplice correggere in allevamento questa caratteristica con un' appropriata scelta dei riproduttori.
Nella maggior parte dei paesi mondiali le due varietà di pelo sono indivise e vengono allevate e giudicate come un'unica razza. In alcuni paesi, come il Belgio, le due varietà sono allevate e giudicate separatamente. Altri paesi, soltanto europei, ove il pelo lungo rimane ben distinto dal pelo corto sono: l'Olanda, la Germania, il Lussemburgo, la Francia, la Spagna, l'Italia, la Repubblica Ceca, l'Ungheria, l'Austria, la Svizzera, la Svezia, la Danimarca, e la Finlandia. Negli USA, solo la classe libera mantiene la divisione tra le due varietà di pelo; in tutte le altre classi, i soggetti a pelo lungo gareggiano con quelli a pelo corto.
La tipologia del mantello è uno degli aspetti della nostra razza che maggiormente prediligo.
Non vi è nulla di più piacevole, per l'occhio di un esperto sanbernardista, di un eccezionale mantello a pelo corto. Bisogna ammettere che la varietà a pelo lungo e più popolare e diffusa. La gente, in generale, collega e identifica la varietà a pelo lungo più facilmente con il “vero San Bernardo”. Non poche persone si stupiscono nel conoscere le origini della razza e gli sviluppi che hanno avuto le due varietà di pelo.
I San Bernardo a pelo lungo ottengono in genere, più facilmente i titoli di campione alle esposizioni di bellezza, rispetto ai pelo corto. Effettivamente, se si controllano gli almanacchi delle esposizioni canine, sono notevolmente più numerosi i campioni a pelo lungo. A parte la maggior diffusione del pelo lungo, registrata in quasi tutto il mondo, una spiegazione a questo fatto potrebbe essere individuata nella leggerezza con cui alcuni giudici svolgono il loro compito, premiando imponenti ed appariscenti soggetti a pelo lungo, con talvolta qualche difetto abilmente occultato da esperti toelettatori, piuttosto che meno vistosi ma ben costruiti ed equilibrati soggetti a pelo corto.

Un importante punto di riflessione dovrebbe essere:
"Se si ritiene che la struttura del San Bernardo odierno gli consenta ancora di svolgere il lavoro dei suoi antenati sulla neve, ha senso che la varietà a pelo lungo mantenga il posto predominate sui ring delle esposizioni?”.
Ricordiamo, come scritto poc'anzi, che il pelo lungo, fin dalle sue origini, ha sempre evidenziato grossi problemi nel lavoro sulla neve, tanto da dover essere escluso ben presto dai programmi di allevamento dei monaci del Gran San Bernardo.