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cane san bernardo

Kinòs
Philos


Kinòs, cane ; philos, amico.
Cinofilo, però, non è soltanto chi ama i cani: è anche chi si interessa del loro allevamento, chi seleziona razze pure, chi frequenta le esposizioni.
Un po' troppe accezioni per un solo termine, capaci di generare confusione in chi, magari, si sentiva dire sprezzantemente: "Non capisci un tubo. Tu non sei un cinofilo, sei uno a cui piacciono i cani!".
Essendomi resa personalmente colpevole di aver profferito tale accusa etimologicamente cretina, (visto che letteralmente significa: "Tu non sei un cinofilo: sei un cinofilo!"), ed avendo ricevuto una sacrosanta risataccia sul muso dal destinatario di tale accusa (il marito), nello scrivere i miei articoli cinofili ho cominciato a chiedermi se non fosse meglio distinguere tra cinofilia in senso lato e cinofilia "ufficiale", ovvero quella gestita dall'Ente che si occupa, o dovrebbe occuparsi, della tutela delle razze pure.
Ma anche dire "un cinofilo ufficiale" suona un po' ridicolo; fa pensare a cose come il Generale Bulldog o il Colonnello Dobermann.
Ho provato, allora, a utilizzare termini più specifici, come "cinologo", "cinotecnico" o "cinognosta"…solo per rendermi conto che i miei lettori non capivano più di cosa stessi parlando. Ma che è 'sto cinognosta? Uno che piega i cani col pensiero?
In realtà la cinognostica (dal solito greco: kinòs, cane; gnostiké, scienza cognitiva) è lo studio del cane attraverso il fenotipo, ovvero l'aspetto esteriore. Invece la cinologia (kinòs, cane, e logos, parola)…no, non è l'arte di parlar male dei cani altrui a bordo ring, ma lo studio del cane in senso lato: quello che comprende struttura, storia, evoluzione, funzioni e classificazione delle razze canine.
La cinotecnia, infine (o cinotecnica) si riferisce invece alle tecniche di allevamento, selezione e anche utilizzo del cane di razza pura.
I termini sono tanti (forse anche troppi, specie in relazione alla cultura cinofila media italiana che fatica ancora a distinguere tra bulldog e bulldozer), ma ognuno di essi ha una sua precisa ragion d'essere, e almeno i cinofili più acculturati dovrebbero conoscerne il significato.
Ma se questo è sicuramente vero per cinofilia, cinotecnia e cinologia, "cinognostica" resta ancora un termine piuttosto vago, di difficile comprensione anche per chi frequenta esposizioni e prove di lavoro.
Perfino gli Esperti Giudici, talora, ignorano di essere cinognosti: il che mi fa intuire qualcosina in più sulle motivazioni che hanno spinto l'ENCI ad aggiungere l'aggettivo "esperti" a un termine che doveva già identificare abbondantemente da solo il loro ruolo.
Si è mai visto, in qualsiasi campo, che qualcuno venga abilitato a giudicare qualcosa in cui non è esperto? Ovviamente no.
Quindi, a che serviva specificarlo?
L'ho capito scoprendo che più di un "esperto giudice" ignora il reale significato del termine "cinognostica", pensando che sia sinonimo di "cinologia".
E' un po' come se un cardiochirurgo pensasse che "cardiochirurgia" è sinonimo di "medicina generale": il giorno in cui avessi bisogno di un intervento al cuore (corna facendo), non credo che mi affiderei a lui con molta fiducia. E il mio stato d'animo non cambierebbe molto se l'Ordine dei medici, rendendosi conto che da quel dottore lì ci vanno in pochi, gli attribuisse il titolo di "esperto cardiochirurgo". Preferirei che gli spiegassero cosa deve fare esattamente quando apre un torace, piuttosto che dargli etichette! Perché, se non è capace, possono chiamarlo anche "esperto cardiochirurgo che conosce benissimo il cuore ed è abilissimo nel piantarci dentro un bisturi": ma quello rischia di ammazzarmi lo stesso.

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Va bene, va bene…fine divagazione, torniamo al nostro argomento: la cinognostica.
Che, come abbiamo visto, si occupa in pratica della bellezza del cane.
Tradotto in termini pratici, sembrerebbe proprio quello che fanno i giudici in expo: ti guardo, ti confronto con lo standard di razza, ti attribuisco una qualifica. E se sei in mezzo ad altri cani della tua razza e del tuo sesso, alla fine vi metto in ordine di classifica.
Carino, divertente, appassionante (tanto appassionante che ci sono migliaia di persone che si scannano ogni domenica per questo!): ma non è tutto qui!
Pensare che la cinognostica abbia senso solo tra le bandelle del ring di un'esposizione sarebbe limitativo come giudicare il valore di una ragazza dal suo piazzamento al concorso di Miss Italia.
La fascia di miss ci dice forse se questa fanciulla sarà una buona dattilografa o un'eccellente insegnante? Ci fa forse capire se sarà una buona moglie e una madre affettuosa?
Ovviamente no.
Ci dice solo che in quel tale giorno, alla tale ora, di fronte alla tale giuria e su quel tale parco, la fanciulla è apparsa più carina delle altre concorrenti (il che deve anche ricordarci che, qualora le altre concorrenti fossero state un branco di cozze, una ragazza appena guardabile si sarebbe aggiudicata la gara).
Un po' limitativo, diciamolo.
La "vera" cinognostica, invece, non sarebbe affatto limitativa, se venisse concepita nella sua interezza. Infatti essa comprende ben quattro tipi diversi di "bellezza" da valutare: la bellezza psichica, quella utilitaristica (o funzionale), quella armonica e quella estetica.
Per "bellezza psichica" si intende "bellezza" del carattere: ovvero l'equilibrio del cane, la sua adattabilità alla società umana, la sua correttezza nel rapportarsi con quella canina, la sua attitudine al lavoro che è stato selezionato per svolgere, la sua capacità di svolgere adeguatamente il ruolo di riproduttore.
La bellezza utilitaristica rappresenta l'espressione della morfologia in rapporto con la funzione che il cane deve svolgere. Questo significa che alcuni parametri variano immensamente da una razza all'altra: un'accentuata brachicefalia sarà "bellissima" in un cane da presa, ma orrenda in un levriero, che verrebbe sbilanciato dal "capoccione" nella corsa.
Altri parametri restano pressoché immutati in tutte le razze: una groppa larga e lunga, per esempio, è funzionale per qualsiasi tipo di attività e quindi si ritrova pressoché immutata in tutti gli standard.
La bellezza armonica è quella che valuta l'equilibrio delle proporzioni.
Ricordate il mio articolo su "sound & balance" pubblicato sullo scorso bollettino? Ecco, parliamo proprio di "quella roba lì"!
Armonia, eleganza, classe: tutti termini dal sapore un po' vago, che acquistano immediatamente concretezza quando ci si trova davanti un cane che possiede davvero queste doti.
L'armonia deve esistere anche quando lo Standard richiede espressamente l'allontanamento da alcuni canoni tradizionali: per esempio nel boxer, cane brachicefalo ma mesomorfo; o nei bassotti, dalle proporzioni rese decisamente insolite dall'accorciamento degli arti.
Anche queste razze, pur nel loro "doveroso" squilibrio, devono risultare armoniche e soprattutto funzionali: in questi casi la fusione tra bellezza armonica e utilitaristica diventa ancora più importante, perché basta il minimo eccesso di squilibrio per trasformare un cane eccellente in un mostro.
Infine, rullo di tamburi…troviamo la bellezza estetica, cosmetica, convenzionale.
Chiamatela come volete, il risultato non cambia: è la classica bellezza "di facciata", quella che non serve assolutamente a nulla se non a far fare "ohhhhhh!" agli spettatori.
Questo tipo di bellezza, basato su frivolezze come pelo lunghissimo, colori affascinanti o dimensioni impressionanti (toh! Siamo arrivati a parlare di cani di San Bernardo!) è sicuramente il primo a colpire chi non capisce un tubo di cani: mentre dovrebbe essere l'ultima ruota del carro per il cinognosta.
Il cinognosta, quando è un esperto giudice, dovrebbe valutare per primissima cosa la bellezza funzionale, tirando un occhio anche alla bellezza psichica almeno per quel poco che si è in grado di valutare sul ring di
un'esposizione (se un cane è particolarmente timido o aggressivo, lo si vede eccome; mentre è impossibile stabilire, per esempio, se abbia attitudine al lavoro).
Nel frattempo, specie durante il movimento, dovrebbe valutare la bellezza armonica: e a questo punto sarebbe sicuramente in grado di attribuire le qualifiche, con le quali si chiude il lato cinologico di un'esposizione canina.
Resta però da effettuare l'ultimo passo, quello cinologicamente inutile (ricordate? in mezzo alle cozze vincono anche le fanciulle mediocri…) ma ahimé necessario, perché è l'unico che viene capito dal pubblico: la dannata classifica!
E solo qui, se il giudice si trovasse di fronte a due o più soggetti davvero a pari merito per quanto riguarda funzionalità, equilibrio ed armonia…allora potrebbero essere presi in considerazione i canoni estetici.
Ok, abbiamo assodato che avete due cani di identico valore: ma vinci tu perché il tuo è presentato meglio; o ha il pelo più curato; o è un centimetro più alto dell'alto, e quindi fa più scena; o ha un colore che mi piace di più, visto che alla fine una classifica mi tocca farla, e se non ho altri parametri mi tocca usare il mio gusto personale. Quando il cinognosta non è un giudice, ma un allevatore (inteso anche come persona che intende utilizzare il suo singolo cane in riproduzione), i suoi parametri e le sue priorità dovrebbero variare leggermente: per primissima cosa, infatti, lui dovrebbe valutare la bellezza psichica, perché è con il carattere di un cane che dobbiamo fare i conti per dieci anni, e non certo con la lunghezza del suo pelo!
Subito dopo dovrebbe valutare anche lui la bellezza armonica e quella funzionale, dando però una grande priorità al lato "salute", che in esposizione si può mascherare ma in allevamento no (un cane displasico, specie se è giovane, potrà anche muoversi bene sul ring: ma l'allevatore ha in mano le lastre, e quelle non barano) e dando un immenso peso all'attitudine al lavoro, nelle razze che la richiedono, perché lui può valutare anche quella, e il giudice di esposizione no.
La bellezza cosmetica, in casa dell'allevatore, dovrebbe contare MENO DI ZERO, perché lui non ha bisogno di fare classifiche: ha bisogno invece di mettere al mondo cuccioli sani, tipici ed equilibrati.
Tutte cose che con l'estetica non c'entrano un beatissimo tubo.
Ma…c'è bisogno di dirlo?
Finora ho parlato di una Fantasilandia cinofila che purtroppo ha ben pochi legami con la realtà.
Oh, per carità…se parlate con qualsiasi cinofilo di questa terra, lui vi dirà che questa è esattamente e precisamente "la" cinofilia. E quella che ho descritto è "la" cinognostica, vera, reale, palpabile.
Solo che…me lo permettete un urlaccio?
Sia guardando i ring delle esposizioni, sia affacciandomi in casa di molti, moltissimi, troppi allevatori, l'urlaccio che mi sale dal cuore è: MA QUANDO MAI!!!!
Poiché sono ospite della rivista di un Club che si occupa di San Bernardo, fatemi parlare di San Bernardo…ma sappiate che la cosa, cambiando i relativi parametri, varrebbe anche se stessimo parlando di bassotti, shih-tzu, rottweiler o chihuahua.
Gli esperti giudici, quando salgono su un ring del terzo millennio, lanciano un'occhiata circolare e cominciano già a farsi una classifica mentale che, per il San Bernardo, va A PESO.
Dal più grosso al più piccolo (se il ring fosse di chihuahua, andrebbe dal più piccolo al più grosso).
POI, man mano che esaminano i soggetti uno per uno, a volte assestano il tiro…perché il più grosso, magari, cammina come un cammello zoppo, e forse non è il caso di dargli il primo premio (sottolineo: forse).
Se però non ha difetti proprio eclatanti, se non perde i denti per strada, se non stacca una mano al giudice quando prova a toccargli i testicoli…state pur certi che dalla testa della classifica non lo smuoverà più nessuno.
Non lo smuove neppure l'eventuale disarmonia (vedi sempre discorso "sound&balance"), perché quella la nota solo l'occhio davvero esperto: il pubblico non la vede.
Il pubblico vede, invece, il cane di centodieci chili, e si esalta…senza sapere, da INesperto, che centodieci chili di San Bernardo (così come mezzo chilo di chihuahua) sono sinonimo di gravi difficoltà di salute, allevamento e funzionalità.
Ovvero, sono la negazione di tutto ciò che un'esposizione canina dovrebbe premiare!
Invece le expo del terzo millennio, come colonna sonora ufficiale, dovrebbero avere la versione cinofila della canzone presentata da Povia all'ultimo Sanremo: "Quando il pubblico fa ohhhhh!".
Perché è diventato solo questo, l'importante.
Fare scena.
Colpire il grande pubblico, arrivare in TV, arrivare agli sponsor…e fare soldi.
Fare soldi con la monta dello stallone che "l'ho visto in TV al collare d'oro", fare soldi con i cuccioli della fattrice che "hai visto che pelo? Tocca terra!" (e magari è un setter, e pensa che bello andare per boschi e roveti col pelo che tocca terra).
Oggi, triste e pericolosissima realtà, è la bellezza estetica a farla da padrona proprio su quei ring che dovrebbero rappresentare il trionfo della bellezza psichica, funzionale ed armonica.san bernardo


E i cani?
Ops…i cani, già.
I cani, se sono San Bernardo, si portano a spasso i loro centoventi chili (ohhhh!) finché non si
azzardano a fare due passi di corsa; dopodiché gli saltano due o tre crociati, ammesso che non gli sia già esploso il cuore qualche mese prima.
Se sono chihuahua da mezzo chilo (ohhhh!), muoiono di parto cercando di infilare cuccioli da tre etti in un canale vaginale che potrebbe a malapena contenere tre grammi.
Se sono bulldog con tre millimetri di canna nasale (ohhh!), rischiano il colpo di calore a ventidue gradi semplicemente respirando.
E…maddai, devo davvero continuare?
I risultati della cultura dell' "ohhhh" li abbiamo sotto gli occhi tutti, tutti i giorni.
Magari non siamo cinognosti, magari non sappiamo esattamente cos'è la cinognostica…ma gli occhi li abbiamo!
Solo che gli occhi dovrebbero consentirci anche di guardare i NOSTRI cani, a casa nostra.
Perché è facile dare tutte le colpe ai giudici, esperti o meno; ma spesso siamo noi i primi a guardare i soggetti del nostro allevamento, cercando di decidere quale sarà il nostro cane di punta da portare in expo…e a pensare "porto questo, perché è il più grosso" (o il più piccolo, o il più peloso, o quello con le focature più accese).
Certo, direte voi: si è costretti a fare così, perché se non porti un cane "allineato" alle esigenze di oggi, non vinci.
E se non vinci non vendi.
E se non vendi non puoi mantenerti un allevamento…il che diventa decisamente tragico, quando parliamo di San Bernardo.
Tutto questo lo so, lo sappiamo tutti, è verissimo.
Però, signori miei…i giudici possono valutare solo i cani che gli presentiamo noi. Non è che se li costruiscano col Pongo.
E nel momento in cui gli allevatori della razza X presentano tutti cani "over 100 chili
echissenefregadelresto", sono loro ad offrire ai giudici un preciso metro di valutazione.
Inutile, poi, lamentarsi se quello da centodue chili ha fregato quello da cento…o - peggio ancora - se il cane vincente dà figli che invece di salvare la gente le mordono le chiappe.
L'unico modo per salvare la cinofilia, oggi come oggi, è quello di mettersi in gioco in prima persona; o meglio ancora, di mettersi in gioco come Club, perché il ruolo di martire, anche se per una buona causa, non piace a nessuno (e soprattutto non mantiene i cani).
Quindi, per favore, cominciamo ad essere noi i veri cinognosti che valutano prima di tutto la bellezza psichica, poi quella funzionale ed armonica e, solo come ultimissima ruota del carro, quella estetica.
Cominciamo a portare in expo cani tipici e non ipertipici; grandi, ma non immani; capaci di camminare sulla neve e non solo sulla moquette.
Trovandosi a scegliere tra un elefante linfatico incapace di muoversi e un cane un filino più piccino, ma che cammina da Dio, anche il giudice più biecamente "esteticofilo" comincerà ad avere qualche dubbio.
Se di cani così comincerà a vederne quattro o cinque, anziché uno solo, l'ago della bilancia comincerà a spostarsi. E se nel frattempo il Club farà una seria campagna informativa sui gravi pericoli degli "ohhhh!" e chiederà al grande pubblico di scegliere tra scenografia e salute, perché di scelta si tratta, sono sicurissima che lo stesso pubblico non avrà molte esitazioni.


Se oggi si bea di gigantismi e nanismi estremi, è solo perché ignora i problemi che comportano: ma basta informarli, anziché presentare magari con grande orgoglio - e a grande prezzo - "il figlio del cane più alto del mondo".
La scemenza, per carità, esiste; l'ignoranza esiste.
Ma ci sono due possibili strade da percorrere: una è quella di "marciarci", approfittandone per spillare soldi agli allocchi; l'altra è quella di combatterle con l'informazione e la cultura cinofila.
Sta ai singoli allevatori, ma soprattutto ai Club, scegliere la strada che ritengono più corretta: e quando scelgono la seconda, è certo che il pubblico risponde sempre in modo positivo.
Perché la cinofilia, intesa come amore per il cane…c'era una volta, sì: ma grazie a Dio c'è ancora.

VALERIA ROSSI

 

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